da http://news.independent.co.uk
di Geoffrey Lean, Environment Editor – 29 Agosto 2004
traduzione di Aldo Carpanelli
Documento pubblicato su www.aspoitalia.net
La pioggia può rovinare le colture qui, ma globalmente ci sono raccolti da record. Eppure, non basta ancora per soddisfare la domanda.
Allarmanti statistiche ufficiali
mostrano che il mondo sta costantemente fallendo nel produrre raccolti
sufficienti a nutrirsi.
L’umanità se l’è
cavata finora nutrendosi delle scorte accumulate in tempi migliori. Ma queste
si sono nettamente ridotte e si trovano ora al livello minimo mai registrato.
L’ultimo rapporto della FAO
sulla produzione alimentare globale dice che ci si aspetta che il raccolto di
quest’anno sarà ben al di sotto della domanda per il quinto anno
consecutivo.
Anche il raccolto da primato
previsto per quest’anno non riesce ad alleviare la crisi. Questo
suggerisce che la domanda crescente, dovuta alla crescita della popolazione e
alla crescente ricchezza, sta superando la produzione, dando ragione alle
previsioni di Thomas Malthus di oltre 200 anni fa.
La settimana scorsa sono giunti
avvertimenti di una sempre maggiore scarsità di altre due risorse chiave. Mark
Clare, amministratore delegato della British Gas, ha detto: «L’era
dell’energia a buon mercato è finita». E gli esperti di un simposio
internazionale a Stoccolma hanno predetto una crisi mondiale imminente dal
momento che le riserve acquifere del sottosuolo vengono pompate ad un ritmo
sempre maggiore, fino a prosciugarle.
Una importante conferenza
sostenuta dalle Nazioni Unite tenutasi a Londra questa settimana, tenterà di
ridare vita a uno sforzo globale per affrontare la crescita della popolazione. Countdown
2015 valuterà un piano d’azione internazionale concordato 10 anni fa
e proporrà raccomandazioni per il prossimo decennio.
Tra il 1950 e il 1997, la
produzione cerealicola mondiale è quasi triplicata fino a raggiungere i 1900
milioni di tonnellate circa. Ma da allora, la produzione in realtà ha
ristagnato: fin dal 1999 è scesa ogni anno al di sotto dei consumi.
Il rapporto della FAO —
l’ultima edizione della sua rivista trimestrale, Food Outlook
— predice “una crescita sostanziale” del raccolto, fino a
1956 milioni di tonnellate, di gran lunga la maggiore di tutti i tempi. Ma
avverte che anche questo livello di produzione non regge il passo dei consumi,
provocando “la quinta riduzione consecutiva delle scorte globali di
cereali”.
Gli esperti affermano che il
recente assetto meteo, positivo in quasi tutte le principali zone di
produzione, in contrasto con la Gran Bretagna dove la pioggia di agosto ha
devastato le colture, ha rafforzato ancor più un raccolto già eccezionale. Ma
anche le stime ottimistiche non prevedono alcun ripristino delle scorte —
ora al livello più basso di tutti i tempi e ben al di sotto
dell’approvvigionamento per 70 giorni necessario alla sicurezza
alimentare mondiale.
Lester Brown, presidente
dell’Earth Policy Institute di Washington, dice: «Ci sono state
annate cattive in passato, ma questa è la prima volta nella storia che ci
capita un periodo così lungo in cui il mondo non è stato in grado di nutrirsi. Il
raccolto di quest’anno sarà straordinariamente buono. È impressionante il
fatto che neppure in un’annata così eccezionale si sia in grado di
ricostituire le scorte».
La situazione è particolarmente
allarmante in Cina, dove il raccolto di cereali è crollato in quattro dei
cinque anni scorsi. Nel 2003 è stato di 70 milioni di tonnellate in meno che
nel 1998 — un calo equivalente all’intera produzione del Canada,
uno dei principali esportatori di cereali.
Prima del 1999 la Cina ha
accumulato grandi riserve, ma da allora ne ha mangiate la metà. Gli esperti
dicono che se il Paese gigante deve iniziare a importare cereali, le sue enormi
necessità aumenteranno la scarsità e porteranno ad un incremento dei prezzi nel
mondo intero.
I raccolti cinesi si sono ridotti
in parte anche perché la Cina sta rapidamente perdendo terreni fertili man mano
che le città si espandono e che il suolo viene eroso per via
dell’eccessiva coltivazione — e a causa del fatto che l’acqua
sotterranea necessaria ad irrigare le colture si sta esaurendo.
È la stessa storia in tutto il
mondo. Rispetto al 1960, la crescita della popolazione e la perdita di terreni
hanno comportato un dimezzamento della quantità di superficie agricola fertile
a disposizione di ogni persona. E oltre la metà della gente del mondo vive in
Paesi nei quali le falde acquifere si stanno abbassando rapidamente mentre i
pozzi si prosciugano.
La settimana scorsa, gli esperti
del Simposio sull’Acqua di Stoccolma hanno avvertito che milioni di pozzi
nell’intera Asia si stanno rapidamente esaurendo; la quantità di terre
irrigate nello Stato indiano di Tamil Nadu, per esempio, si è ridotta della
metà nell’ultimo decennio.
La ricchezza crescente è in parte
responsabile. Quando la gente diventa più ricca, mangia più carne: gli animali
richiedono diversi chilogrammi di cereali per ognuno dei chilogrammi di carne
che producono.
Ma la crescita della popolazione
è ancora più importante. La conferenza di questa settimana, parzialmente
organizzata dalla International Planned Parenthood Federation (Federazione
Internazionale per la Pianificazione Familiare), che ha sede a Londra, e
dalla Fondazione Ted Turner, delle Nazioni Unite, segna un importante punto di
riferimento nei tentativi mondiali di affrontare la sovrappopolazione.
L’incontro può celebrare un
successo considerevole. Il tasso di crescita della popolazione umana ha
rallentato drammaticamente — dal 2% all’anno del 1970
all’attuale 1,3%. Quarant’anni fa, mediamente, ogni donna del mondo
generava sei figli: ora quel numero è inferiore a tre.
Le previsioni evocatrici di
disastri degli anni ‘70 — quella, per esempio, secondo la
quale la popolazione sarebbe potuta crescere fino a 60 miliardi, quasi 10 volte
il livello attuale — sono state da tempo accantonate.
Ma esiste ancora una crisi: ogni
anno 76 milioni di persone in più — circa 240.000 al giorno — necessitano
cibo, acqua e altre risorse. Le Nazioni Unite non si aspettano che la
popolazione mondiale si stabilizzi prima di essere salita dagli attuali 6,4
miliardi a 9 miliardi.
Quasi la metà della gente del
mondo ha meno di 25 anni, e la maggior parte è in grado di riprodursi. La
maggiore crescita è attesa nei Paesi meno in grado di affrontarla: le Nazioni
Unite stimano che la popolazione dei 48 Paesi più poveri del mondo potrebbe
triplicare entro il 2050.
Dieci anni fa, 179 Paesi hanno
concordato un piano d’azione pratico alla Conferenza Internazionale su
Popolazione e Sviluppo del Cairo. Esso comprendeva l’accrescimento della
disponibilità di contraccettivi ma anche altre misure che hanno un evidente
effetto sulla crescita della popolazione, specialmente il miglioramento della
vita delle giovani donne per mezzo di istruzione e cure mediche.
Questo ha dato dei risultati, ma
il mondo ha fornito meno della metà dei fondi necessari per implementare il
piano. E il programma viene ora sabotato dall’amministrazione Bush, che
ha tagliato i suoi contributi al Population Fund delle Nazioni Unite e
ha reso inefficienti i programmi internazionali per la sua opposizione
all’aborto.