Venerdì 18 giugno 2004, 2:57 AM ET Add Business — AFP to My Yahoo!
Traduzione di Aldo Carpanelli.
www.aspoitalia.net
PARIS (AFP) — Il recente sabotaggio dell’oleodotto iracheno ha sollevato nuove preoccupazioni
sulla capacità di produzione e sullo spazio di manovra in caso di crisi,
con una domanda di petrolio stabile.
Un’ondata di attacchi in Iraq, questa settimana, ha paralizzato le esportazioni dai terminali meridionali del Paese.
I giacimenti petroliferi meridionali hanno prodotto da 1,6 a 1,8 milioni di barili al giorno prima dell’ondata di sabotaggi nei dintorni di Bassora, 500 chilometri a sud di Baghdad.
Ci si aspetta che le riparazioni degli oleodotti richiedano cinque giorni.
Ma, nel frattempo, il mercato del petrolio si è improvvisamente trovato impoverito di una sostanziale quantità di greggio. E, con la domanda petrolifera mondiale in crescita a causa della forte crescita economica nei Paesi industrializzati e in Cina, ogni piccola quantità di petrolio è importante.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) calcola oggi che la domanda globale giornaliera di petrolio ha raggiunto i 79,7 milioni di barili circa nel secondo quarto dell’anno. L’organizzazione, che ha base a Parigi, si attende che la domanda salga a 80,6 milioni di barili di petrolio al giorno nel terzo quarto e a 82,6 milioni di barili di petrolio al giorno per la fine dell’anno.
Ma col crescere della domanda, i membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) hanno sempre meno risorse per far fronte a qualsiasi perdita nella produzione irachena.
L’analista della Banca del Commercio (Commerzbank) David Thomas ha detto che sta diventando sempre più difficile trovare un Paese con una capacità di produzione extra, in grado di compensare la produzione irachena.
Tutti i produttori stanno producendo quasi alla massima capacità, per calmierare i prezzi in crescita del petrolio.
L’OPEC ha detto che contatterà i produttori non membri dell’organizzazione per un incremento della produzione. Ma la Russia e la Norvegia, i due maggiori esportatori di petrolio dopo l’Arabia Saudita, hanno già detto che non sono in grado di produrre di più. Secondo gli analisti, anche l’Angola, il Messico e l’Oman stanno già producendo al massimo delle loro potenzialità.
Per quanto riguarda il peso massimo dell’OPEC, l’Arabia Saudita, che è considerato il solo produttore che dispone ancora di una significativa capacità, ha già promesso di produrre di più, con un accordo con l’OPEC per innalzare il tetto di produzione del cartello di due milioni di barili di petrolio al giorno per il 1 luglio, più altri 500.000 barili al giorno il mese successivo, per un totale di 2,6 milioni di barili al giorno.
Il giornale Asharq Al-Awsat ha riportato mercoledì che il regno ha un progetto su larga scala per sviluppare due giacimenti allo scopo di potenziare la capacità di produzione di 800.000 barili al giorno, portando la capacità di produzione petrolifera totale del Paese oltre gli 11 milioni di barili al giorno.
Ma, secondo il direttore del Centro Arabo di Ricerche Petrolifere Nicolas Sarkis, anche l’Arabia Saudita — a lungo considerata come la banca centrale del mercato petrolifero, in grado di incrementare la liquidità quando necessario — non gode più della fiducia dell’industria petrolifera nella sua capacità di produrre più di quanto già non produca.
Venerdì, Sarkis ha detto in una conferenza stampa che sono nati dei dubbi circa la capacità del Paese di aumentare la produzione nella quantità dichiarata e di mantenerla a quei livelli.
«L’Arabia Saudita non è più considerata — e a ragione — il Paese che può fare qualsiasi cosa» ha detto. «Siamo sul filo del rasoio».
I recenti attacchi terroristici nel regno hanno solo rafforzato le incertezze circa la capacità del Paese di fornire sempre più approvvigionamenti a un mercato affamato.
L’analista della Societe Generale Frederic Lasserre ha detto che la recente promessa dell’Arabia Saudita di aumentare la produzione ha aiutato a limitare l’impatto del sabotaggio all’oleodotto iracheno sul mercato del petrolio. Ma il fatto che la sua produzione sarà presto prossima al massimo è una “vera preoccupazione”. Ha avvisato: «L’OPEC è credibile fintanto che non si verificano grandi problemi altrove, ma è certo che il giorno in cui avremo bisogno di aumentare la produzione, non sarà in grado di farlo».
Traduzione di Aldo Carpanelli