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Giorgio Nebbia <nebbia@quipo.it>
La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 27 aprile 2004
Molti Italiani probabilmente hanno sentito parlare per la prima volta del Bahrein n occasione del gran premio automobilistico, nei mesi scorsi. Eppure il piccolo regno sul Golfo Persico ha una posizione importante nella storia delle risorse naturali: in questo lembo di deserto della penisola arabica nel 1932 è stato scavato uno dei primi pozzi petroliferi di una zona che si sarebbe rivelata, nel corso degli anni, distesa su un enorme giacimento di petrolio che va dall'Arabia Saudita, all'Irak, all'Iran,dalle coste del GolfoPersico verso l'interno. Di tutto questa ricchezza di idrocarburi il Bahrein aveva la frazione più piccola, tanto è vero che le sue riserve hanno cominciato a mostrare dei limiti già negli anni cinquanta nel Novecento.
Il "caso Bahrein" è così entrato nella storia della geologia come una dimostrazione dell'esistenza non solo dei limiti delle riserve di risorse non rinnovabili --- come è appunto il petrolio --- ma della prevedibilità dell'esaurimento di tali risorse. E' stato un geologo americano, King Hubbert (1903-1989), ad avvertire per primo che, quando la quantità di un minerale o di un combustibile fossile estratto da un giacimento diminuisce un anno dopo l'altro, è segno che prima o poi le riserve si esauriranno del tutto. La "curva di Hubbert" mostra, in un grafico, che la quantità di materiale estratta da un giacimento dapprima aumenta rapidamente, poi diventa cotante, poi comincia a declinare fino a quando il giacimento del materiale si esaurisce.
In un articolo, divenuto storico, del 1956, Hubbert scrisse, sulla base delle statistiche, i giacimenti statunitensi di petrolio avrebbero cominciato ad esaurirsi a partire dal 1970. Effettivamente fino al 1950 gli Stati uniti esportavano petrolio, poi la produzione è rallentata, ha raggiunto un massimo nel 1975 e da allora gli Stati uniti hanno potuto soddisfare i propri fabbisogni importando petrolio e oggi oltre il 60 % del petrolio consumato deve essere importato. E questo spiega anche la grande attenzione americana per la stabilità politica del Medio Oriente dove si trovano i giacimenti più estesi del mondo. Ai lettori interessati suggerisco il libro di Kenneth Deffeyes, "Hubbert's Peak" (non mi risulta tradotto in italiano)".
Gli esempi di esaurimento di risorse naturali che sembravano grandissime sono numerosi. Dal 1850 agli inizi del Novecento il Cile ha fornito a tutto il mondo i nitrati che servivano come concimi, come esplosivi, come materie prime industriali, ed ha fatto la propria fortuna fino a quando i grandi giacimenti hanno cominciato a dare segni di esaurimento e i paesi importatori hanno cercato surrogati nella produzione dei nitrati sintetici. Dalla metà dell'Ottocento alla prima metà del Novecento i giacimenti della Sicilia hanno fornito lo zolfo, materia prima essenziale per l'industria chimica, a tutto il mondo, poi i giacimenti si sono esauriti e l'industria chimica si è rivolta allo zolfo estratto negli Stati Uniti da giacimenti che a loro volta si sono esauriti nel corso di un secolo, e oggi lo zolfo viene ricuperato dalla depurazione del petrolio e del gas naturale: interessante esempio di come il disinquinamento ha aiutato e può aiutare a far fronte alla povertà delle risorse naturali.
Secondo una "curva di Hubbert" si è svolta l'estrazione del metano dai limitati giacimenti della Valle Padana, del petrolio dal giacimento di Candela, dell'acido borico dai soffioni "boraciferi" (una volta) di Larderello. Tanto che si potrebbe scrivere una storia della merceologia --- e alcuni capitoli sono stati scritti dagli studiosi dell'Università di Bari --- alla luce dei limiti della disponibilità delle risorse e come verifica della "legge di Hubbert".
Ma torniamo al caso del Bahrein; che cosa è opportuno faccia un paese quando gli dicono che le sue riserve di minerali o di petrolio --- cioè le fonti della sua odierna ricchezza --- stanno per esaurirsi ? Può piagnucolare, e chiedere protezioni governative, e impedire le importazioni, o può investire in altre attività economiche i soldi fino allora accumulati: E' quanto ha fatto il Bahrein che, non potendo più vendere il petrolio del suo sottosuolo, ha costruito delle raffinerie nelle quali tratta il petrolio importato dai paesi vicini e vende prodotti raffinati e prodotti di trasformazione. Inoltre ha costruito delle fabbriche che utilizzano l'energia a basso prezzo disponibile sul posto: così il Bahrein importa bauxite e la trasforma in alluminio che viene esportato in tutto il mondo (utili notizie nelle edizioni annuali del sempre prezioso."Calendario Atlante De Agostini")
Inoltre, avendo una popolazione limitata, il Bahrein, come i vicini emirati del Golfo Persico, "importano" mano d'opera e hanno costruito città e scuole e impianti per ottenere acqua dolce dal mare per dissalazione e hanno anche costruito nel deserto una pista per gare internazionali automobilistiche, un investimento che ritorna nelle casse del paese sotto forma di guadagni per turismo e pubblicità. Naturalmente non sono tutte rose e fiori nel Bahrein sul piano dei diritti civili e della democrazia, ma ho citato il suo caso perché ogni paese fa bene a sapere che le sue --- e altrui --- ricchezze minerarie e fossili un giorno finiranno, che in vista di tale tale impoverimento ed esaurimento (che prima o poi è certo) è bene modificare processi, tecnologie e consumi.