Oltre i Limiti.

In che misura il metabolismo socio-economico umano ha superato i limiti fisici del pianeta.

 

Luca Pardi

 

Contributo per il convegno: Demografia e consumi... quali limiti? 

Promosso dalla Lista Bonino alla Regione Piemonte. Torino 15 Gennaio 2005

Pubblicato su: www.aspoitalia.net – Gennaio 2005

 

 

 

 

1. Introduzione.

           

            La Terra è sovrappopolata. A chi afferma che questo sia un problema, si chiede di fornire una prova oggettiva del regime di sovrappopolazione. La domanda è legittima. Perché possiamo affermare che il pianeta è abitato da troppi esseri umani? Esistono osservazioni e misure che nell’ultimo decennio hanno tentato di dare una risposta. E l’hanno data. Oggi possiamo affermare con convinzione, che il metabolismo socio-economico ha oltrepassato i limiti fisici del pianeta. Questo è determinato dagli ultimi due secoli e mezzo di aumento esponenziale[†] della popolazione e dalla parallela crescita dello sfruttamento delle risorse. Il regime appena descritto, è definito in lingua inglese con una sintetica espressione: overshoot. Overshoot significa letteralmente ‘oltrepassare’, superare un limite, una barriera. Questa è un’esperienza che trova infiniti esempi nella vita di tutti i giorni. Andare oltre i limiti è una esperienza che si verifica in genere per la combinazione di tre fattori: 1) la rapida crescita di una grandezza 2) la presenza di limiti o barriere a questa crescita e 3) ritardi nella percezione dei limiti e errori nel controllo della crescita.[1]

 

            Il fenomeno di crescita rapida che c’interessa in questo contesto è la crescita della popolazione e dell’economia materiale, che è stato il comportamento del sistema socio-economico globale per più di 200 anni. Non credo che ci sia bisogno di convincere nessuno del fatto che la crescita, ed in particolare la crescita esponenziale, siano la regola per molte grandezze che caratterizzano il metabolismo socio-economico contemporaneo. Alcuni dati sono riportati in Tabella 1.[1]

 

Grandezza

1950

% di crescita nei 25 anni

1975

% di crescita nei 25 anni

2000

Popolazione umana

(milioni)

2.520

 60%

4.077

 50%

6.067

Veicoli registrati

(milioni)

70

370%

328

1220%

723

Consumo di petrolio

(milioni di barili/anno)

3,800

440%

20.512

 30%

27.635

Consumo di carbone

(milioni di t /anno

1.400

130%

3.300

 50%

5.100

Energia elettrica

(Milioni di kW)

154

940%

1.606

100%

3.240

Produzione di Mais

(milioni di t/anno)

131

160%

342

 70%

594

Produzione di grano

(milioni di t/anno)

143

150%

356

  60%

584

Produzione di riso

(milioni di t/anno)

150

140%

357

 70%

598

Produzione di cotone

(milioni di t/anno)

5,4

230%

12

150%

18

Produzione di polpa di legno (milioni di t/anno)

12

830%

102

170%

171

Produzione di Ferro

(milioni di t/anno)

134

350%

468

120%

580

Produzione di acciaio

(milioni di t/anno)

185

350%

651

120%

788

Produzione di alluminio (milioni di t/anno)

1,5

800%

12

190%

23

 

Tabella 1. Crescita globale di alcune grandezze e prodotti selezionati, nel periodo 1950- 2000. (Dati tratti dal PRB; American Automobile Association, U.S. DoE; UN; FAO; CRB. Adattata dal referimento bibliografico [1]             )

 

            Il limite fisico di cui ci occupiamo invece, è definito dalle capacità di ricostituzione degli ecosistemi sotto l’effetto dello sfruttamento da parte dell’uomo.

 

            Come fu a suo tempo evidenziato nel primo rapporto per il Club di Roma I Limiti dello Sviluppo di Meadows et al. le crescite esponenziali sono la forza guida che determina l’instaurarsi di un regime di overshoot ecologico. Mettere in luce la caratteristica delle crescite esponenziali fu uno, ma certamente non l’unico, dei meriti dell’opera dei ricercatori del MIT per il Club di Roma,[2] che mostrarono l’attualità dell’eredità malthusiana. Oggi l’evidenza mostra che alcune grandezze macroscopiche, come la popolazione, non crescono più in modo esponenziale. Ma il fatto di aver trascurato gli effetti a lungo termine della crescita esponenziale e aver lasciato che il sistema evolvesse in modo spontaneo, o, nel migliore dei casi, sotto l’unica guida delle leggi economiche, ha determinato quella situazione di superamento dei limiti fisici del pianeta.

2. Misura delle interazioni società umana- natura.

 

            Uno degli assunti di questo contributo è che sia possibile misurare la maggior parte delle risorse che l’umanità consuma e dei rifiuti che essa genera. In poche parole che sia possibile avere un’idea quantitativa e sufficientemente dettagliata del metabolismo socio-economico. Due grandezze che misurano l’impatto umano sulla Natura sono: l’Appropriazione della Produzione Primaria Netta da parte dell’uomo (APPN) e l’Impronta Ecologica (IE), in inglese Ecological Footprint (EF). Si tratta  di due modi complementari per misurare l’entità del prelievo di risorse dal resto della natura, da parte delle società umane. Ambedue le grandezze mettono in relazione il metabolismo socio-economico con la bioproduttività della terra e sono disegnate per fornire una più profonda comprensione della sostenibilità delle interazioni società – natura, ma sono anche uno strumento per intraprendere le azioni individuali e collettive finalizzate alla riduzione dell’impatto delle nostre azioni sulla natura.

2.1 Impronta ecologica.

 

            L’IE non è altro che la misura della superficie di suolo coltivabile che una data popolazione o un individuo richiedono per produrre le risorse che consumano e assorbire i rifiuti che producono. [3] È dunque un mezzo di valutazione dell’impatto degli individui, delle comunità locali, delle nazioni e dell’intera umanità sul resto della natura. La condizione necessaria per eseguire tale valutazione è la misurabilità dei consumi e dei rifiuti prodotti. Oggi si sa che l’umanità ha un’IE che eccede di più del 20% le capacità produttive del pianeta. [4-6] In altre parole noi stiamo consumando come se avessimo a disposizione una Terra più un ulteriore venti percento di Terra. Oppure significa che ogni anno, consumiamo risorse ad una velocità per cui la loro rigenerazione richiederebbe un anno e  oltre due mesi. Questo significa che stiamo consumando le risorse in modo irreversibile. Ma il dato globale non deve nascondere il fatto che le nazioni industrializzate Europa e Stati Uniti in particolare hanno un IE tale che i loro cittadini consumano le risorse terrestri come se avessero a disposizione due, tre, quattro pianeti come la Terra. In altre parole, secondo la misura dei consumi umani in rapporto alla capacità rigenerativa del pianeta, i paesi industrializzati sarebbero in equilibrio se avessero a disposizione due, tre o quattro Terre.

L’IE può essere rappresentata come numero di pianeti Terra necessari al sostentamento dell’attività socio-economica. L’evoluzione nel tempo di questa grandezza è riportata in Figura 1 e mostra che la popolazione mondiale (e cioè 4,8 miliardi di persone, di cui  solo 600 milioni nei paesi sviluppati)  era in equilibrio con la capacità bioproduttiva (o biocapacità) della Terra nella seconda metà degli anni 80’ quando la curva della domanda globale interseca la retta che rappresenta la capacità bioproduttiva del pianeta.

 

 

Figura 1. Evoluzione temporale della domanda mondiale di bioproduttività annuale espressa in ‘numero di Terre’. La bioproduttività della Terra è indicata come sempre uguale ad 1 ed è rappresentata dalla linea blu orizzontale.(Figura tratta da http://www.footprintnetwork.org/. İ 2003-2004 Global Footprint Network)

 

L’IE valuta l’area bioproduttiva totale necessaria per sostenere una definita attività sociale, ovunque essa si svolga sulla Terra. Così facendo essa tiene in conto le tre funzioni degli ecosistemi usati dagli umani: i) la fornitura di risorse ii) l’assorbimento dei rifiuti iii) e lo spazio utilizzato per le infrastrutture della società.

 

            Le componenti dell’impatto umano includono sei attività principali che richiedono spazio bioproduttivo. Esse sono: 1) la produzione agricola di cibo per l’uomo e per gli animali da allevamento, di fibre, oli e gomme 2) l’allevamento di erbivori per la produzione di carne, latte, pelle e lana 3) la raccolta di legname come materiale strutturale, carta, fibre e come combustibile 4) la pesca in mare e nelle acque interne 5) l’occupazione di spazio per le infrastrutture umane: strutture residenziali, trasporti, industria e produzione energetica 6) l’uso dei combustibili fossili.

 

            In pratica l’IE è una grandezza che misura l’area bioproduttiva necessaria alle attività di comunità e di singoli individui. Si può quindi calcolare l’IE di ciascuno di noi, delle nazioni e dell’intera umanità. Questa grandezza è in genere espressa in unità di area, cioè in ettari. Ciascuna attività viene espressa in unità di area attraverso fattori di equivalenza.[4] Una volta espresso in ettari equivalenti l’impatto viene aggregato in una unica figura di merito che rappresenta l’area bioproduttiva necessaria a sostenere le attività descritte. L’impronta ecologica delle varie aree del pianeta è riportata in Figura 2 in unità di ettari equivalenti pro capite.

 

 

Figura 2.  Valore dell’IE espresso in ettari globali pro capite per le diverse aree geografiche del pianeta riportato in funzione della popolazione delle aree stesse. (İ 2003-2004 Global Footprint Network)

Attualmente vi sono 11,4 miliardi di ettari biologicamente produttivi disponibili sul pianeta distribuiti fra terre emerse e mari. Dividendo questo numero per il numero di persone viventi oggi – 6,3 miliardi nel 2003 – si ha una media di area bioproduttiva disponibile pro-capite di 1,8 ettari globali per persona. In base ai dati disponibili il deficit globale ammontava, nel 2001, a 0,4 ettari/procapite. Questo valore è la differenza fra l’IE totale (2,2 ha) e la biocapacità (1,8 ha), esso non tiene conto delle necessità delle altre specie perchè non esiste, al momento, una precisa misura quantitativa di questa grandezza. È evidente che parte della bioproduttività debba essere lasciata alle altre specie. E.O. Wilson [7] suggerisce di lasciare alle altre specie circa la metà degli 1,8 ettari bioproduttivi procapite. Il problema sarebbe dunque, come vivere con una media di 0,9 ettari globali per persona. L’IE delle nazioni divise per aree geografiche è riportato nella Tabella seguente.

 


 

Dati 2001

Popolazione

IE Totale

Biocapacità

Deficit

ecologico

 

 

 

 

 

 

(millioni)

(ha globali/

pro capite

(ha globali/

pro capite)

(ha globali/

pro capite)

 

 

 

 

 

Mondo

6.148,1

2,2

1,8

0,4

 

 

 

 

 

Paesi con reddito elevato

920,1

6,4

3,3

3,1

Paesi con reddito medio

2.970,8

1,9

2,0

-0,1

Paesi con reddito basso

2.226,3

0,8

0,7

0,1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Africa

810,2

1,2

1,3

-0,13

Algeria

30,7

1,5

0,7

0,8

Angola

12,8

0,8

3,5

-2,7

Benin

6,4

1,0

0,7

0,3

Botswana

1,8

1,3

4,3

-3,1

Burkina Faso

12,3

1,1

1,0

0,1

Burundi

6,4

0,7

0,6

0,1

Cameroon

15,4

0,9

1,4

-0,5

Central African Rep.

3,8

1,1

3,7

-2,7

Chad

8,1

1,3

2,8

-1,4

Congo

3,5

0,9

8,1

-7,3

Congo, Dem. Rep.

49,8

0,7

1,6

-0,9

Côte d’Ivoire

16,1

0,9

2,1

-1,2

Egypt

69,1

1,5

0,5

1,0

Eritrea

3,8

0,7

0,7

-0,1

Ethiopia

67,3

0,7

0,5

0,2

Gabon

1,3

1,7

20,1

-18,4

Gambia, The

1,4

1,1

1,0

0,1